Introduzione
Molto
spesso nelle riviste tecniche che si occupano di hardware non
viene minimamente preso in considerazione un elemento apparentemente
marginale ma che in realtà si rivela molto importante
e che concorre al pieno raggiungimento delle massime performance
ottenibili da una unità elaborativa: il package.
Come
avremo modo di scoprire nel seguito di questo articolo, il package
è molto più che un semplice involucro a dimostrazione di ciò
citiamo questo fatto: il costo di sviluppo, assemblaggio e montaggio
del package è in molti casi superiore a quello del chip che
deve ospitare.
Per
avere un’idea dell’importanza che riveste questo involucro,
che può essere plastico, ceramico od organico,
ad un solo strato o multistrato, basti pensare
che al giorno d’oggi alla Intel esiste una task force composta
da ben 900 persone fra ingegneri e tecnici che lavorano al miglioramento
delle tecniche di packaging, e che hanno portato di recente
alla ideazione di quella che può essere considerata, a ragione,
una vera e propria rivoluzione in questo settore: la BBUL.
Questo
articolo non pretende di coprire tutto il variegato e affascinante
mondo delle tecniche di packaging degli integrati, ma solo di
fornire la basi per capire la complessità delle tematiche affrontate
in sede di sviluppo di nuovi involucri che garantiscano minori
effetti parassiti, minori resistenze al passaggio della corrente
e migliore dissipazione termica, il tutto nell’ottica del raggiungimento
delle migliori prestazioni. Partiamo quindi con una introduzione
al packaging dei chip e ai modelli impiegati nei processori
delle passate generazioni, per poi proseguire con lo stato dell'arte
attuale e quindi concludere con la tecnologia BBUL che
Intel propone come tecnologia del futuro.
Le funzionalità
del Package
Nel
nostro articolo sulla tecnologia di integrazione SOI, abbiamo
discusso di alcune caratteristiche relative alla costruzione
dei processori. Abbiamo scoperto come al diminuire delle dimensioni
del canale di gate (che al giorno d’oggi presenta una lunghezza
di soli 130 nanometri, nei processi litografici più all’avanguardia)
sia possibile spingere il transistor verso frequenze sempre
più alte, grazie alla concomitanza di diversi fattori :
- minori
resistenze al passaggio della corrente
- minori
capacità parassite che fungono da serbatoi di cariche e che
impediscono la commutazione veloce
- minore
consumo dinamico
Poichè
inoltre lo shrink (restringimento) del transistor permette
di stipare più logica all’interno del chip, avremo anche la
possibilità di integrare maggiori quantitativi di cache che
funzionino alla medesima frequenza nominale del processore,
migliorando le prestazioni e contenendo i costi.
Altro
aspetto da non sottovalutare inerente allo shrink è la resa
(yield) per wafer, cioè, in termini concisi ma efficaci,
la percentuale di processori funzionanti che possono essere
estratti da un wafer di silicio .
Infatti,
osserviamo la figura sottostante .
Fig.
1 : Wafer di silicio dal quale verranno estratti con tecniche
laser centinaia di die di Athlon . A parità di impurezze presenti
sul wafer, maggiore è il numero di processori estraibili grazie
allo scaling dei transistor, minore è la percentuale di die
difettosi che ne scaturiranno.
Quello
che emerge è che a parità di impurità o di aree di silicio mal
riuscite, la percentuale di die (nuclei del processore) malfunzionanti
si riduce notevolmente. Tenete presente che a 180 nanometri
(180 milionesimi di millimetro) un granello di polvere è come
se fosse una montagna, e danneggia migliaia di transistor.
Non
solo, vi possono essere imperfezioni nella boule di silicio
da cui vengono tagliate via le fette che costituiranno i wafer
con i quali quali per mezzo di tecniche litografiche e di impiantazione
ionica verranno costruiti i delicatessimi microcircuiti. Queste
imperfezioni daranno luogo a chip che non supereranno la fase
di testing e che verranno pertanto gettati via.
Un
altro effetto dello scaling delle dimensioni del transistor
è il matching, cioè la circostanza per cui due transitor
fisicamente vicini tendono ad avere il medesimo comportamento
(stesse resistenze spurie, stesse capacità parassite e così
via). Diminuendo la distanza intermedia fra i transistor questi
tendono sempre più a comportarsi alla stessa maniera.
Tutto
ciò è riferito esclusivamente al die del microprocessore, eppure
una CPU è un pò come un cervello, cioè una unità elaborativa
che è inutile senza un "corpo" che le permetta di comunicare
con l’ambiente esterno e che la ospiti mantendendo costante
la sua temperatura e proteggendola da shock meccanici.
Questo
insieme di funzioni è svolto dal package che ospita il
processore. Come potete capire, un package non è solo un banale
involucro di plastica o ceramica, ma deve permettere ai segnali
di viaggiare dal processore alla scheda madre e viceversa, deve
sopportare notevoli differenze nella temperatura del processore,
evitando che questo si danneggi per effetto della dilatazione
termica rimanendo rinchiuso nell’involucro, e deve essere abbastanza
robusto da non rompersi a causa di un eventuale aggangio a sistemi
di dissipazione attivi (che sfruttano la convezione forzata,
ad aria, acqua o altro) e passivi (solo il corpo del radiatore).