Due banali sigle che nascondono un significato assolutamente
cruciale nell'intera vicenda, forse più dello stesso napster.
Mp3 è il risultato di un lavoro iniziato nel 1987 dalla
Fraunhofer con la collaborazione dell'università di
Erlangen, volto alla creazione di un formato che comprimesse
il flusso audio. La compressione attuata dall'algoritmo mp3
avviene tramite l'eliminazione delle parti della forma d'onda
che l'orecchio umano non può percepire. In il risultato è
la riduzione nella ragione di 1:10-12 dello spazio occupato
da un flusso musicale rispetto all'equivalente file .wav;
un flusso audio CD (16bit, 44.1khz, stereo) passa quindi da
1.4 megabit al secondo a 128 kilobit al secondo con perdite
di qualità percepibili davvero minime. Rapportando la larghezza
di banda attualmente disponibile ai più su internet, alla
dimensione del flusso mp3, risulta facile comprendere il suo
potenziale rivoluzionario: disponendo di una connessione a
56 kbit scaricare una canzone di 4 minuti richiede poco più
di 9 minuti (poichè ogni secondo della canzone occupa 128
kbit quindi 128kbitx240s=30720kbit/56kbit=548s, 9 minuti),
una durata che in epoca di tariffe flat appare davvero irrisoria.
A questo punto è chiaro che una delle chiavi di volta della
vicenda sullo scambio della musica su internet è il fatto
che questa, da un certo momento in poi, diviene trasportabile
attraverso l'attuale configurazione della rete. Un ipotetico
passo "gaussiano" nella tecnologia di trasporto
dati su internet, che avesse reso disponibile a chiunque una
larghezza di banda di 700kbit avrebbe creato una situazione
simile a quella odierna anche senza il bisogno della codifica
mp3. D'altro canto la codifica mp3 oggi servirebbe a ben poco
se la banda disponibile fosse (come solo pochi anni fa era)
di pochi kbit/s. La congiunzione di una discreta banda disponibile
e della codifica mp3 ha creato le condizioni ottimali per
lo scambio di musica in rete. Si tratta di condizioni partite
dalla ricerca scientifica, un campo a cui per ora le case
discografiche non possono mettere la museruola. Domani la
diffusione di una larghezza di banda maggiore e di un più
efficiente algoritmo di codifica video potrebbero riproporre
il problema odierno riguardo però lo scambio illegale di filmati,
attualmente troppo ingombranti(solo chi dispone di una connettività
veloce può scambiare, attraverso programmi simili a Napster,
files DivX o mpeg4 in tempi ragionevoli). P2P
è l'acronimo di peer to peer, un modello comunicativo fra
computers contrapposto al modello client-server. Secondo P2P
due computers si connettono da pari a pari, avendo cioè entrambi
lo stesso ruolo e gli stessi diritti nella comunicazione,
dando luogo ad uno scambio del tutto paritario: è una comunicazione
decentralizzata molti a molti. Il modello C-S prevede invece
una gerarchia fra macchine che si connettono e macchine che
forniscono il servizio: in quel caso per esempio, il server
contiene l'informazione che il client cerca e tutto quello
che può fare il client è richiederne l'invio; si tratta quindi
di una comunicazione centralizzata uno a molti, che cessa
di esistere senza il server e relega il client a una funzione
non primaria. Per inciso, anche se Napster usa dei server,
questi hanno solo un ruolo di coordinamento in una forma di
comunicazione che resta sostanzialmente paritaria. Ciò che
ha fatto di Napster un problema molto sfuggente per le case
discografiche è stata proprio la sua decentralizzazione: se
si fosse trattato di un sito internet (quindi di un server)
che garantiva accesso ad una banca dati di mp3 conservata
al suo interno, sarebbe stato fin troppo facile identificarlo
come mezzo di spaccio a fini di lucro di materiale protetto
da copyright e comandarne la chiusura. Tuttavia Napster, pur
restando lontano da un modello centralizzato, coordina lo
scambio attraverso i suoi server ed è a questo lato che si
sono appoggiate le decisioni della giustizia. Già oggi esistono
programmi che consentono una comunicazione assolutamente paritaria
fra computers. Se l'evoluzione tecnologica dovesse renderli
efficienti e usabili quanto Napster, diverrebbe quasi impossibile
preservare l'attuale configurazione del diritto d'autore rispetto
a materiali (protetti da copyright) digitalizzati o digitalizzabili:
musica, opere letterarie, filmati, immagini etc.
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2001Fabio Sonnati.
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