Recentemente
il caso Napster è tornato alla ribalta, grazie alla
recente decisione della corte suprema in merito allo scambio
di files musicali sulla rete. Dopo più di un anno durante
il quale milioni di navigatori Internet hanno potuto scambiare
liberamente la propria musica in quella che iniziava a parere
una zona franca, la macchina burocratica ha posto il suo veto
e tutto ora sembra condannato a finire. Guardando all'intero
svolgersi della faccenda sorgono alcune domande: a cosa si
sono appigliate le case discografiche per sostenere l'illegalità
dello scambio di musica mp3? Napster è il protagonista
del duro colpo che l'intero sistema del diritto d'autore ha
subito o solo un fattore?Lo scambio di mp3 morirà
con Napster?
Napster
Nasce nel 1999 grazie al genio di Shawn Fanning,
uno studente allora diciottenne che aveva in mente un sistema
decentralizzato di distribuzione di files mp3. Non si tratta
di un sito, come spesso viene riportato dai telegiornali,
ma dell'unione di una utility client che permettere di condividere
i propri files con tutti gli utenti che ne siano provvisti
e di un server le cui funzioni si limitano all'indicizzazione
ed alla ricerca dei brani, fondamentali per reperire la musica
che interessa senza dover conoscere i singoli utenti; "chiudere
napster" quindi non significa (ancora come riportato da alcuni
TG incompetenti in materia) chiudere un sito ma disabilitare
le funzionalità di ricerca di questi server, esattamente quello
che sta accadendo in questi giorni. Va aggiunto che, sempre
dal lato server, il protocollo Napster è implementabile gratuitamente
da chiunque disponga di un server grazie a programmi come
opennap e simili. Oggi quindi chi scarica Napster e
lo esegue non fa altro che, come sa chi lo usa, mandare a
un server Napster la lista dei brani che intende condividere
e cercare attraverso il servizio di ricerca interno al server
i files che desidera. Lanciata una ricerca il server Napster
scorre le liste mandategli dagli utenti collegati e ritrova
il brano o i brani cercati; il download avviene allora direttamente
dal computer remoto, così come l'upload, seguendo il procedimento
inverso. In questa fase il server non ha praticamente alcun
ruolo poichè il contenuto oggetto di copyright non vi transita
neppure.
Questioni
legali
Per brevità non è il caso di addentrarsi nell'analisi
delle leggi che condizionano la legalità dello scambio di files
mp3. Ciò che qui interessa è che la legge, per l'acquirente
di un bene oggetto di copyright, prevede una soglia di libertà
d'uso fissata sostanzialmente alla mancanza di fini di lucro:
non è possibile ricavare guadagno dalla riproduzione e distribuzione
di un bene di cui non si detenga il copyright poichè il titolare
di copyright è l'unico autorizzato a trarne guadagno. Quindi
è lecito scambiare mp3 fra amici poichè lo scambio senza fini
di lucro è un uso legittimo, rientrante in quello che nella
giurisprudenza americana è definito fair use?. In quest'ottica
Napster rappresenta un forte catalizzatore di scambio "amichevole",
tanto forte da portare lo stesso concetto di scambio fuori dalle
soglie dell'accettabilità per le case discografiche. Il problema
si sposta quindi sul presunto impatto che l'adozione di Napster
potrebbe avere sulle vendite di materiale protetto da copyright,
la cui entità finora è stata irrilevante. Cionondimeno la giustizia
statunitense ha preso una posizione molto dura nei confronti
di Napster richiedendone la soppressione. Ma è sicuro che la
giustizia abbia scelto l'avversario giusto contro cui agire
per tutelare il diritto d'autore?...
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2001Fabio Sonnati.
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